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La Storia del Bologna Jazz Festival

Bologna Jazz Festival può vantare una tradizione quasi unica in Europa.

La storia del jazz a Bologna è straordinariamente ricca di aneddoti e concerti eccezionali. Questa sezione storica, è dedicata agli anni del Festival Internazionale del Jazz di Bologna dal 1938 al 2002. Il materiale riguardante le edizioni di Bologna Jazz Festival dal 2006 a oggi è disponibile alla sezione Archivio.

La storia del jazz a Bologna:

 

CENNI ALLA STORIA DEL JAZZ A BOLOGNA - 1938-1958

Il Jazz a Bologna ha origini lontane. Già nel 1938, infatti, un gruppo di giovani e giovanissimi appassionati si riuniva presso il negozio di Borsari attendendo con ansia l’arrivo, in genere settimanale, di dischi di jazz che venivano poi gustati in estasi in una delle loro case. Ciò non è così lontano dal modo in cui oggi è possibile sedersi intorno a un tavolo a giocare a http://www.partycasino.com/ o bere un drink con gli amici con la musica jazz in sottofondo. Tale gruppo  di appassionati, in ogni modo, non riuscì mai ad organizzare nessuna attività pubblica, cosa peraltro ovvia data l’epoca e la situazione politica di allora.

Bologna Jazz Festival

L’HOT CLUB

Finite le vicende belliche, già dal 1946 – 47 lo stesso gruppo di amici e qualche nuovo adepto si riunivano in una sala annessa al celebre Caffè Zanarini, sita al primo piano di un palazzo di Via d’Azeglio prossimo all’incrocio con Via Farini. In quel luogo avvenne la storica fondazione dell’ Hot Club di Bologna. L’Hot Club ben presto riuscì ad organizzare i primi concerti di jazz con musicisti bolognesi.

In quello stesso anno (1947) fu realizzato un primo concerto che si tenne, nonostante varie opposizioni, alla Sala Bossi del Conservatorio. Nel 1948 e nel 1949 seguirono due concerti nella Sala Farnese del Comune con il complesso dei fratelli Principe, Giovanni Lamberti, Sergio Nardi ed Hengel Gualdi che, in quell’occasione, ebbe il suo lancio ufficiale.

L’ospite più importante era un certo William Righi, che si esibì in uno dei suo brani preferiti (Laura) accolto come da un’ovazione del pubblico. Finiti gli applausi, nella sala si udì un sax prima continuare il tema e poi lanciarsi in una nuova serie di stimolanti ed apprezzate variazioni, ottenendo alla fine un entusiastico successo. Quel sax era suonato da un cubano trapiantato a Bologna di nome Chico Cristobal: il primo di una lunga serie di musicisti d’oltre oceano che scelsero per brevi o lunghi periodi di vivere a Bologna, città che trovavano particolarmente congeniale per il loro sound jazzistico.

Furono in seguito organizzati due concerti al Dandy Club, la sala da ballo dell’Hotel Brun, semidistrutto dalle bombe e poi ricostruito come “Palazzo del Toro”. I concertii furono seguiti da un pubblico entusiasta e sempre più numeroso e videro esibirsi ancora William Righi e Mario Bertolazzi, ma soprattutto Laura Betti che si rivelò una bravissima ed applauditissima vocalist.

Nel 1948 il clarinetto di Iller Pataccini fu protagonista di un concerto all’Accademia Filarmonica di via Guerrazzi.

A parte questa attività pubblica, l’Hot Club era vivo e vitale soprattutto perché, settimanalmente, i soci si riunivano in Via Montegrappa nella disponibilissima casa di Dario Rossi, nelle adiacenze del Teatro Medica. In tali memorabili incontri era dato ascoltare tutti - o quasi - i migliori jazzisti di casa nostra.

 

IL CIRCOLO DEL JAZZ

Nel settembre del 1948 parallelamente all’Hot Club si costituì una seconda associazione che prese il nome di Circolo del Jazz con sede ufficiale nella Sala dei Fiorentini in via Corte Galluzzi 6. Il Circolo del Jazz iniziò la sua attività il 30 novembre 1948 con una “Pubblica Audizione Discografica” a ingresso libero che subito riscosse un entusiastico successo. Fino al 1950 seguirono molte altre audizioni, in genere tutti i lunedì sera. Nel 1949, al Teatro Duse, giunse finalmente uno dei miti viventi del jazz: Duke Ellington con la sua big band.

Al primo Circolo del Jazz, nel 1950, ne seguì un secondo, che raccolse anche l’eredità dell’ormai disciolto Hot Club. La sede fu trasferita nella Sala della Chiesa di San Paolo Maggiore in via Carbonesi 20, dove tutti i mercoledì sera si tenevano audizioni discografiche e rarissime jam session.

Presi in affitto i cinema Fulgor e Imperiale, la domenica mattina era dedicata alla proiezione di film nei quali comparivano famosi complessi jazzistici e di documentari in 16 mm relativi a concerti jazz, il tutto inviato dalla Federazione Italiana Musica Jazz che aveva sede a Milano. Il favore sempre crescente incontrato dalle iniziative dell’Hot Club prima, e del Circolo del Jazz poi, ebbe un ulteriore incremento dal trionfale successo di Benny Goodman e del suo complesso nel 1950 al Teatro Medica in un concerto proposto da organizzatori milanesi.

Dopo Ellington e Goodman iniziò per Bologna una fortunata e lunga stagione che la vide tappa obbligata per tutte le band e i solisti americani più celebrati in tournée nella penisola: come ad esempio, nel 1953, Ella Fitzgerald e Oscar Peterson che si esibirono al Teatro Duse. Il pubblico bolognese rispose sempre con entusiasmo a tali inviti, assicurando teatri stracolmi e incassi certi agli organizzatori, nonché caldi e incondizionati applausi ai protagonisti musicali. Il che rese più arditi i fans riuniti in “club del jazz” che si fecero promotori o collaboratori ufficiali di concerti sempre più impegnativi sul piano artistico e organizzativo.

Celebre e indimenticabile fu il concerto tenuto al Duse nel 1956 dal complesso californiano che vedeva insieme Gerry Mulligan e Bob Brookmeyer, spettacolo finanziato dal lungimirante e generoso mecenate Carlo Alberto Cappelli.

Erano giorni di infuocate discussioni tra i sostenitori del jazz tradizionale e gli appassionati del jazz "freddo", che, dopo il veemente be-bop, vedevano trionfare il nuovo stile “cool” nato sulla costa californiana, una gelida e nazionale risposta bianca al violento e rivoluzionario linguaggio bop dei neri di New York.

Mulligan fu accolto in stazione dai dirigenti del Circolo del Jazz che, emozionantissimi, gli mostrarono il manifesto annunciante il concerto: Gerry e i suoi scoppiarono in una sonora, omerica risata. I bolognesi, esterrefatti, scoprirono con costernazione la ragione di tanta ilarità: sulle locandine infatti erano riportati, come facenti parte del complesso, i nomi delle mogli sia di Mulligan che di Brookmeyer.

 

LE PRIME JAZZ BAND CITTADINE

Come avvenne anche a Roma e a Milano, nell’inverno ’51-’52 a Bologna nacque la prima Jazz Band locale. Marco Gotti e Paolo Gazzi al clarinetto, Piero Santoli al trombone, Leonardo Giardina alla tromba, Carlo Fava al piano, Gherardo Canaglia alla batteria e Giulio Cipriani al contrabbasso costituirono un piccolo complesso denominato “Hot Saints”. Con la successiva entrata di Piero Santoli al trombone e i fratelli Zappi al banjo il gruppo si completò assumendo il nome di “Magistratus Dixieland Jazz Band” che iniziò ad esibirsi al Caffè Modernissimo, in una jam-session che vedeva come star il sassofonista milanese Gianni Basso.

In un’occasione la band fu ascoltata da Nunzio Filogamo, allora popolarissimo conduttore della trasmissione radiofonica “il microfono è vostro”, e invitata in RAI.

Dopo molte evoluzioni dell’organico, questa band, che assunse successivamente il nome di “Panigal” (in quanto sponsorizzata dall’industria bolognese produttrice di saponi, e utilizzata come veicolo pubblicitario) incise nel 1956 un 45 giri presso l’RCA di Roma.

Nel contempo iniziarono a formarsi a Bologna nuove band. Particolare importanza ebbe la “Criminal”, sorta nella parrocchia di San Giuseppe in via Saragozza per iniziativa del clarinettista Pupi Avati , che successivamente mutò il suo nome in “Doctor Chick Dixieland Orchestra”, quando alla tromba subentrò lo studente italoamericano Chick di Pippo.

Le vicende della rivalità tra Dr. Chick e Panigal saranno narrate molti anni dopo nel famoso sceneggiato televisivo “Jazz Band”, realizzato per la RAI da Pupi Avati, ormai non più clarinettista dilettante, ma regista di successo.

In realtà tale rivalità fu superata dai fatti dato che, all’inizio del 1959, avvenne la fusione tra i resti della Panigal e buona parte della Dr. Chick determinando la nascita della Rheno Dixieland Band.

Questa nuova formazione elesse a manager il giovane Antonio “Cicci” Foresti, che fino ad allora si era solo adoperato per organizzare alcuni concerti della Criminal, ma era destinato ad avere un ruolo determinante per gli sviluppi della musica jazz a Bologna fino a metà degli anni ’70.

 

 

IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ DI BOLOGNA 1958-1975

 

Bologna Jazz 1960

A metà degli anni ’50 emerse un’altra personalità importantissima di organizzatore: Alberto Alberti.

Molto amico di Foresti e di tutti gli altri fin qui citati, nel gennaio del 1953 Alberti intraprese un viaggio in Inghilterra insieme a Carlo Trevisani. Appassionati di Jazz fin dalla tenera età, i due amici, raggiunta Londra, si recarono direttamente al “One Hundred” di Oxford Street, un negozio dove si vendevano solo dischi jazz. Il proprietario era Colin Pomroy, ex pilota della RAF con baffetti ben curati e una gamba leggermente offesa in guerra. Vedendoli arrivare e acquistare per la quarta volta consecutiva, Pomroy propose loro di aprire in Italia un negozio di LP jazz di importazione, un negozio da lui stesso finanziato e fornito di dischi che Alberti e Trevisani avrebbero ripagato solo dopo averli venduti. La proposta fu subito accolta e all’ammezzato di via Caprarie n° 3 in Bologna venne inaugurato il “Disclub”, primo negozio in Italia dedito solo a dischi di Jazz esclusivamente d’importazione. Il Disclub divenne ben presto una vera e propria fucina organizzativa per l’attività jazzistica della nostra città, incontrando un successo immediato e incondizionato. Dopo pochi anni, Alberti e Foresti crearono il Festival Jazz di Bologna.

 

I° FESTIVAL JAZZ

Nel 1958 Alberti e Foresti avevano organizzato all’Antoniano un concerto con Kid Ory e la sua Creole Jazz Band, nel corso del quale Kid aveva dedicato un brano alla Dr. Chick Dixieland Orchestra di Pupi Avati, con grande disappunto dei concorrenti della Panigal. Il Concerto ebbe grandissimo successo per cui, nel marzo di quello stesso anno, Avati e la Dr. Chick, che avevano come manager Cicci Foresti, decisero di organizzare un nuovo concerto all’Antoniano, questa volta imperniato su una vera e propria sfida tra loro e la Panigal che vedeva finalmente titolare al trombone il giovanissimo e promettentissimo Checco Coniglio.

Il concerto fu varato come “Festival del Jazz Emiliano”, con il patrocinio di S.E. Cardinale Lercaro. Alla sfida furono invitate la Panigal, la New Emily di Romolo Grande, il Complesso di Amedeo Tommasi, e naturalmente, la Dr. Chick. Panigal ed Emily rifiutarono di partecipare, e furono tacciate di vigliaccheria. Fu così che i due premi in palio - una coppa per il primo classificato, e centomila lire per il secondo - andarono rispettivamente alla Dr. Chick e ad Amedeo Tommasi.

 

II° FESTIVAL JAZZ

Secondo Festival del Jazz di BolognaL’anno seguente, dopo la fusione nella Rheno della Panigal e della Dr. Chick, Alberto Alberti e Cicci Foresti rispolverano l’idea del Festival proponendo all’allora Assessore allo Sport Picchi di realizzarne un secondo. L’idea di Alberto Alberti e di Foresti piacque all’assessore (negli anni seguenti sostituito da Renato Zangheri) che si dichiarò convinto di poter dare un carattere internazionale alla manifestazione, incontrando anche l’assenso del responsabile della Cultura della Provincia di Bologna, Carlo Maria Badini. Nelle serate del 2 e 3 ottobre del 1959 si tenne al Palasport il II Festival del Jazz che, aperto dalla Rheno, ebbe come ospite d’onore Chet Baker, accompagnato da Amedeo Tommasi. Il Festival riscosse un successo tanto incondizionato per affluenza ed entusiasmo di pubblico da rappresentare da allora, per ben 16 anni consecutivi, la manifestazione più importante d’Italia in campo jazzistico e una delle più celebri in Europa e nel mondo intero.

 

III° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

Nel 1960 il III Festival si tenne il 17 – 18 ottobre al Teatro Duse sul cui palcoscenico le “stelle” furono rappresentate dai sax europei di Jacques Pelzer e Flavio Ambrosetti e da quello americano di Barney Wilen. L’organizzazione era curata da Disclub di Alberto Alberti e dal Jazz Club con il patrocinio del Comune.

 

IV° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

Dopo un anno di pausa, dovuto a difficoltà di varia natura, il 6 e 7 aprile 1962 il Festival, con la sua IV edizione, torna al Palasport, dove rimarrà quasi stabilmente fino al suo termine. Ancora una volta è il Jazz Club a organizzarlo, con il patrocinio del Comune, quello dell’Ente Turismo, della Provincia e dell’ENAL. Dopo molti complessi italiani ed Europei, l’attenzione di tutti fu polarizzata dalla presenza di due eccezionali solisti, Kenny Drew e René Thomas, pur nel generale disappunto per il mancato arrivo di Kenny Clarke.

 

V° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

Il 30 e 31 maggio 1963 il Jazz Disclub di Alberti propose il V Festival che aveva come motivi di massimo interesse, oltre a René Thomas e Jacques Pelzer, l’organista Lou Bennet, il jazz d’oltre cortina di Andrzej Trazaskowsky, l’ancora sconosciuto Lele Gato Barbieri, e infine, vero trionfatore, l’attesissimo quintetto del grande Kenny Clarke.

 

Charlie MingusVI° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

Dal VI Festival, svoltosi ancora in primavera, il 23 e 24 aprile 1964, scompaiono i vari “Jazz Club” come promotori ufficiali, anche se l’organizzazione rimane affidata ad Alberto Alberti e Cicci Foresti. Torna applauditissimo Lou Bennet ma da tutti la grande attesa è riservata alla prima esibizione in Italia di Charlie Mingus, leader dell’avanguardia e della contestazione afro-americana.

 

VII° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

Anche il VII Festival (12 e 13 maggio 1965), offrì al pubblico, che affollava il Teatro Comunale, novità assolute di ascolto: accanto ai sax di Gato Barbieri e di Johnny Griffin si ascoltarono infatti il piano di Mal Waldron e il quartetto capitanato da Don Cherry e Steve Lacy, già in puro stile free.

 

VIII° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

Ancora a tarda primavera (12 e 13 maggio 1966) riscaldò gli entusiasmi di migliaia e migliaia di spettatori che, come negli anni precedenti, affollavano parterre e gradinate del Palasport per l’VIII Festival. Dopo Mal Waldron, Paul Bley e Tete Montoliu, il pubblico non si stancò di applaudire il grandissimo Dexter Gordon, decretando ancora una volta il successo di una manifestazione che, anno dopo anno, era divenuta il maggior appuntamento europeo di jazz, grazie alle felicissime scelte artistiche operate con acuto intuito e notevole gusto da Alberti e Foresti.

 

IX° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

Dal 1967 il Festival si sposta all’autunno e più determinante diviene la presenza come organizzatore dell’Ente Autonomo Teatro Comunale di Bologna il cui nuovo sovrintendente, Carlo Maria Badini, mostra di essere uomo lungimirante e di grande sensibilità, puntando decisamente ad un’ulteriore valorizzazione del Festival, ormai considerato una delle manifestazioni più importanti e qualificanti di Bologna.

Per la IX edizione si tornò al Duse, dove, in tre sere (29-30 settembre, 1 ottobre 1968) il pubblico bolognese potè applaudire il grande Bill Evans, Ted Curson, Jean Luc Ponti, ancora Dexter Gordon e l’allora popolarissimo complesso vocale “The Swingle Singers”.

 

X° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

Il X Festival vide la musica Jazz padrona assoluta per tre giorni (4-5-6 ottobre 1968) dell’esclusivo palcoscenico del Teatro Comunale. Star di valore già indiscusso come Oscar Peterson, Lee Konitz, Art Farmer, Kenny Drew e Hank Mobley si alternarono a giovani destinati a divenire capiscuola - come Phil Woods - e alla punta più avanzata e discussa del “free jazz", rappresentata dal dissacrante e aggressivo Cecil Taylor .

 

XI° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

Analoghe sensazioni suscitò l’XI Festival del 3-4-5 ottobre del 1969, sempre al Comunale. Ai veterani Lucky Thompson, Kenny Clarke e George Russel si alternarono i giovani futuri capiscuola Keith Jarret e Gary Burton.

 

XII° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

Polemiche e difficoltà di finanzamenti non permisero di realizzare nel 1970 il Festival che, viceversa, fu riproposto al Palasport da Badini, Alberti e Foresti il 15 e 16 ottobre 1971. All’enorme pubblico fu offerto il vecchio, il nuovo, il nuovissimo e il popolare, in un cocktail estremamente ben dosato. Al clarino creolo di Albert Nicholas rispose il sax bopper ma modernissimo di Yusef Lateef. All’organo irruente di Lou Bennet si oppose l’arte raffinatissima di Stan Getz con il suo inimitabile sax tenore. Al free innovatore e sperimentale di Ornette Coleman rispose l’eleganza e lo swing del mitico bopper Dexter Gordon. E infine, su tutti e per qualsiasi pubblico, la suggestione della voce inimitabile di Ray Charles.

 

XIII° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

Anche la XIII edizione (9-10-11 novembre 1972) ebbe grandi e popolarissimi protagonisti. Sotto le luci del Palasport sfilarono giganti el jazz come Jimmy Smith, Clark Terry, Illinois Jacquet, Art Farmer, James Moody, Kenny Burrel, Roy Haines, Dave Brubeck, Gerry Mulligan, Paul Desmond, Charlie Mingus, Elvin Jones, Dizzy Gillespie, Kai Winding, Sonny Stitt, Thelonius Monk, Art Blakey.

 

XIV° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

Nei giorni 8-9-10 novembre 1973 si tenne il XIV Festival che presentò interessanti gruppi di giovani: uno italiano, la Big Band degli allievi del Conservatorio di Bologna diretta da Ettore Ballotta, l’altro americano, “The Young Giants of Jazz” con Jimmy Owens, Gary Burton, Cedar Walton e Roy Haynes, nonché alcuni dei miti che negli ultimi cinquant’anni avevano fatto grande e reso popolare il jazz, ovvero la celebre orchestra di Duke Ellington, B.B. King, Sarah Vaughan, e, infine, Miles Davis.

XV° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

La XV Edizione offrì, accanto ai molti e interessanti musicisti italiani, come Marco di Marco, Massimo Urbani, Jimmy Villotti, Vincenzo Corrao, Vittorio Volpe e l’oriundo britannico Alan King, il ritorno del sempre interessante e applauditissimo Gato Barbieri e l’esponente più carismatico del nuovo pianismo jazz Mc-Coy Tyner, Dizzy Gillespie e Curtis Fuller, Eddie Davis e Sonny Stitt.

 

XVI° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL JAZZ

E siamo al XVI ed ultimo Festival internazionale del Jazz che per tre lustri aveva dettato legge in Europa e aveva imposto all’attenzione mondiale Bologna con nuovi e attualissimi motivi di prestigio internazionale. Contrariamente a quanto annunciato, tutti i concerti si tennero al Palasport. Si trattò di quattro sere (13-14-15-16 novembre 1975) delle quali l’ultima fu riservata ad un tributo a Louis Armstrong reso da una Big Band diretta da Dick Hyman . Entusiasmo e consensi  furono suscitati da miti consolidati come Earl Hines, Carmen Mc Rae, Charles Mingus, Roy Haynes e Benny Carter.

 

 

IL DOPO FESTIVAL

In sedici edizioni, il Festival offrì a Bologna ed ai Bolognesi la possibilità di ascoltare, vedere, ammirare quanto di meglio il jazz mondiale aveva saputo esprimere fino alla metà degli anni ’70. I programmi, per grande intuito e duttilità, e con grandi aperture verso tutti gli stili, seppero appagare le attese dei modernisti come le esigenze dei tradizionalisti.

Estratto da “Il Resto del Carlino (1979)

La grande sensibilità di amministratori illuminati come Picchi e Zangheri, le indubbie capacità di manager di Carlo Maria Badini ed il felicissimo intuito, oltrechè la competenza, della insostituibile coppia di organizzatori formata da Alberto Alberti e Cicci Foresti seppero arricchire ulteriormente le stagioni fra la fine degli anni ’70 e l’inizio del decennio successivo con una serie di prestigiosi concerti chiamati “Jazz nei Quartieri”. A completamento del Festival e, ovviamente, in periodi dell’anno diversi, sempre sotto l’egida del Teatro Comunale, in vari luoghi e quartieri della città, Badini, Alberti e Foresti organizzarono concerti indimenticabili con le orchestre di Duke Ellington e Count Basie , di Lionel Hampton e di Stan Kenton, con il trio di Oscar Peterson, con Ella Fitzgerald accompagnata dal Trio di Tommy Flanagan, con Art Blakey e i suoi Jazz Messengers, con Bill Evans ecc. ecc.

In tal modo, con il Festival e la rassegna che si svolgeva nel resto dell’anno, Bologna trascorse stagioni ricchissime di concerti sempre ad altissimo livello, divenendo punto di riferimento e luogo di appuntamento per migliaia di appassionati che vi confluivano da tutt’Italia. E, in effetti, non vi fu jazzista di rango o giovane promessa (basti ricordare quando nel 1971 Miles Davis si esibì con l giovanissimo Keit Jarret al pianoforte) che non sia passato da Bologna in quegli anni, spesso ripetutamente e talora stabilendovisi per periodi più o meno lunghi. Certo che la presenza di un così grande numero di giovani, dovuto alla prestigiosa e frequentatissima Università, fu un fattore decisivo nell’assicurare un pubblico sempre straboccante alle serate del Festival. Ma quei giovani erano stimolati anche da una felicissima scelta degli artisti lasciata, fino all’ultimo Festival del ’75, alla discrezionalità e all’intuizione, senz’altro di altissimo livello, dei “direttori artistici” ella manifestazione, Alberto Alberti e Cicci Foresti, e tale assoluta libertà di scelta fu garantita fino all’ultimo dall’assoluta fiducia che Badini, ottimo organizzatore e uomo di grande intuito e sensibilità artistica, riponeva nei suo collaboratori.

Ma dopo quasi vent’anni, giunti alla XVI edizione, i finanziamenti necessari ad allestire così impegnative imprese cominciarono a scarseggiare, anche se va ricordato che negli ultimi anni il Festival era in pareggio, fatto quasi miracoloso se si pensa all’esigenza di applicare in tal occasioni “prezzi politici” cercando di favorire i giovani. A ciò si aggiunse una iniziale, contenuta ma inequivocabile aria di contestazione, la stessa che con violenza e protervia ben maggiori aveva messo in crisi l’organizzazione di concerti in altre città, principalmente a Milano. Essa si basava sull’assunto che il jazz consistesse solo in un’espressione di rivolta del nero contro il bianco; da tale assunto conseguiva che qualsiasi atto di musicisti neri (come ad esempio rompere una chitarra o parlare, gridare, declamare) diveniva opera creativa perché fatta dai neri in disprezzo dei bianchi. Da ciò derivava anche un giudizio estremamente negativo verso coloro che organizzavano festival e concerti in maniera tradizionale, dato che con tale attività coloro erano considerati apportatori di musica di consumo, reazionari, fascisti, sfruttatori, negrieri.

Ebbene, mancanza di fondi ed incipiente contestazione decretarono la fine del mitico “Festival Internazionale di Bologna”: di fronte a tali difficoltà, infatti, Badini, Alberti e Foresti non se la sentirono di proseguire e un bel sogno durato oltre quindici anni conobbe la sua fine.

 

DAL PALAZZO DELLO SPORT AI LOCALI CITTADINI (1976-1980)

Dopo il 1976 fu ricostituito il “Circolo del Jazz”; nei tre anni successivi possono essere ricordati sporadici tentativi di riportare la città ai fasti jazzistici di un tempo: vecchi dancing (il Sampieri) ospitavano eventi jazz anche rilevanti (ottime serate con Chet Baker, Pepper Adams e altri ospiti illustri, come Pier Giorgio Farina e Stan Getz), un piccolo “Festival del Jazz italiano” organizzato al Teatro Tenda (con modeste fortune di critica e pecuniarie, tanto che non proseguì), qualche serata qua e là in locali tipo “Pirana” e “Salotto (ex Ubersetto)”.

 

IL BREVE PERIODO DI FILIPPO BIANCHI (1981-1983)

Il Comune intraprese allora un nuovo tentativo di fare jazz a Bologna a livello ufficiale, voluto dall’Assessore alla Cultura Sandra Soster che, nel 1981,chiamò nella nostra città il critico romano Filippo Bianchi come direttore artistico e organizzatore di una rassegna primaverile jazz.

Seguendo la sua predilezione per un jazz d’avanguardia e possibilmente di estrazione europea, Bianchi propose per tre stagioni una rassegna che, accanto a Keith Jarret, Gary Burton e Chick Corea, vedeva l’esibizione di complessi messi assieme per l’occasione, composti prevalentemente da musicisti inglesi, tedeschi e talvolta italiani. Nel suo secondo anno Bianchi vara la rassegna “Jazz e altro”, mescolando rock e jazz e suscitando perlessità sia tra gli esperti che fra il pubblico dei vecchi appassionati di jazz.

 

IL RITORNO DEL JAZZ CLUB DI BOLOGNA E DI ALBERTO ALBERTI (1984-1988)

L’Assessore Soster nel febbraio 1984 decise di collaborare con il Jazz Club di Bologna (direttore artistico Alberto Alberti) per quella che sarà l’ultima stagione di Filippo Bianchi quale direttore artistico di Jazz in Bologna. I nomi di Mc-Coy Tyner, Phil Woods, Lee Konitz, Jay McShan di nuovo richiamano schiere di appassionati. La rassegna ’84 - ’85 è affidata dalla Soster direttamente al Jazz Club pur con fondi esigui. Ill pubblico torna ad affollare la sala Europa per il grande ritorno del mitico Dizzy Gillespie. Seguiranno Chet Baker e Cedar Walton, Illinois Jacquet e Red Norvo, e tanti altri jazzisti famosi.

La stagione 1986 fu affidata ancora al Jazz Club dal nuovo Assessore Riccomini, con un budget ben più importante; si aprì con Sarah Vaughan e proseguì con una serie di concerti prestigiosi. Negli anni di Filippo Bianchi la rassegna aveva trovato un ulteriore sostegno economico nella sponsorizzazione della Cassa di Risparmio, sostituita negli anni di gestione del Jazz Club dalla Banca del Monte di Bologna e Ravenna, alla quale si affiancarono nell’ 1985-86 la Volvo Italia e l’Unipol. Ciò dimostrò ancora una volta come il jazz, se opportunamente gestito e proposto, sia in grado di suscitare notevole interesse anche nell’ambito di enti privati, che possono. con il loro sostegno, contribuire a rendere realizzabili programmi e progetti anche molto ambiziosi purché mirati a migliorare sempre il livello artistico dei concerti.

Dal 1986 il Jazz Club, dal punto di vista dell’impostazione generale, volle dilatare la rassegna primaverile fino a realizzare una vera e propria stagione che permettesse ai bolognesi di ascoltare del buon jazz dall’autunno inverno fino a quasi l’inizio dell’estate, predisponendo una cadenza mensile per i concerti. La rassegna “Jazz Bologna ‘87” fu inaugurata il 13 novembre 1986 al Palasport con un concerto - che si può senza esagerazione definire storico - di Miles Davis e del suo gruppo. Suonando per ben due ore e mezza, Miles mandò in delirio i 6.500 spettatori presenti, in gran parte giovani, che gli tributarono un vero e proprio trionfo. E che si trattasse di un evento eccezionale (Miles mancava dall’Italia da 13 anni) fu ricordato da Repubblica che definì quel concerto l’evento jazzistico dell’anno. A quell’epoca Alberti era il manager di Miles Davis. La rassegna continuò con il trio di Petrucciani e altri eventi di rilievo.

La rassegna “Jazz Bologna ‘88” (Assessore Sinisi) portò a Bologna il quartetto di Archie Shepp, Stan Getz, Ahmad Jamal.

 

IL “JAZBO” la DIREZIONE ARTISTICA di MAX ROACH e SANDRO BERTI CERONI (1989-1990)

Questa fu l’ultima rassegna curata dal Jazz Club di Bologna, che, in ragione delle scelte dell’Assessore alla Cultura Sinisi, decise di non rinnovare le tessere agli iscritti (ben 750). Il Comune, sempre in collaborazione con il Teatro Comunale, decise infatti di non organizzare più la rassegna “Jazz Bologna”, puntando sul rinato Festival di tre giorni che Max Roach, designato a direttore artistico, intitolò “JazBo”.

“JazBo” si tenne al Palasport il 30 e 31 gennaio 1989, preceduto da una serata in sala Europa del duo Max Roach e Cecil Taylor. Le tre sere furono dedicate a Charlie Mingus e videro l’alternarsi delle varie formazioni di Max Roach nonché l’esibizione  del “Word Saxophone Quartet”, di vari batteristi e del complesso di Winton Marsalis, assoluta novità per Bologna. Prima, durante e immediatamente dopo il “JazBo” in vari locali furono organizzati concerti di solisti e complessi italiani e americani (Urbie Green, Steve Lacy, Sal Nistico, Tino Tracanna, Franco d’Andrea, Tiziana Ghiglioni) con indubbio successo di pubblico, mentre la critica nazionale si espresse in maniera non univoca.

Dopo Sandra Soster, l’ incarico di Assessore alla Cultura era stato dato al sensibile e colto storico dell’arte Eugenio Riccomini, cui era succeduto il giovane Nicola Sinisi. Sostituita la PCI-PSI da un monocolore comunista, nuovo Assessore fu Marco Giardini, che, per organizzare “JazBo ‘90”, si avvalse della collaborazione di Sandro Berti Ceroni, già messosi in luce come organizzatore di concerti in un nuovo locale di via del Pratello. A questo secondo rinato Festival collaborò in maniera determinante anche Giampiero Cane, titolare della cattedra universitaria di musica afro-americana al DAMS. Dal 14 al 24 febbraio 1990 furono organizzati concerti, incontri, e dibattiti sia all’Università che, soprattutto, nei locali dell’ex macello, ribattezzati “Multisala”, dove, fino all’alba, si svolsero interminabili jam session, per la gioia, soprattutto, dei nostri giovani jazzisti. Art Taylor, Sal Nistico, Steve Lacy e Steve Grossmann, nonché Walter Davis, Kenny Drew, Jack McLean, Louis Hayes, Donald Byrd, Beaver Harris e molti altri furono i protagonisti, indubbiamente coinvolgenti, di quella maratona dedicata al be-bop, peraltro molto discussa dai critici di jazz.

 

BOLOGNA SOGNA (1990-1992)

Nel luglio agosto del ’90, all’Osservanza, numerose furono le serate dedicate da “Bologna sogna” al jazz, in prevalenza con musicisti italiani e, spesso, bolognesi.

Nel 1991, con Sinisi di nuovo assessore, “Bologna sogna” si sposta nel chiostro dell’ex carcere di San Giovanni in Monte, dove, in luglio, si esibiscono molti nostri musicisti tra i quali Jimmy Villotti, Cialdo Capelli, Marco di Marco, Marco Tamburini. Infine, nel luglio 1992, il luogo prescelto per il jazz da Sinisi è l’ex-ospedale psichiatrico Roncati, dove le “stelle” sono Mal Waldron, Betty Carter, Jack Dejohnnette, Harol Land e Paul Motian. Purtroppo si continuò a scegliere un’attività estiva per una città attiva in tutte le stagioni tranne d’estate, in parte a causa dell'assenza estiva dei centomila studenti dell’Università.

Nel decennio successivo al 1992, l’attività jazzistica in Bologna ha avuto fasi alterne e si è sviluppata prevalentemente nei jazz club della città, primi tra tutti il “Chet Baker”, la “Cantina Bentivoglio”, il “Music In” e presso il Teatro Medica con la programmazione di “Nostra Signora dei Turchi”.

 

IL NEW FESTIVAL JAZZ - (2002)

Bologna 2002: Sindaco Giorgio Guazzaloca. Leonardo Giardina, uno dei fondatori storici della “Dr. Dixie Jazz Band”, propose al nuovo Sindaco della città il rilancio del Festival Jazz di Bologna. Il Comune accettò e, sempre tramite Giardina, che non disponeva in loco di un’adeguata struttura per produrre un Festival, venne incaricata l’Associazione Umbia Jazz della realizzazione di un Festival che si svolse tra il 16 ed il 19 maggio 2002 presso il Teatro Medica e i Club “Chet Baker” e “Cantina Bentivoglio”. Nardo Giardina affidò l’organizzazione a Carlo Pagnotta, patron di “Umbria Jazz”. Al Festival parteciparono nomi di richiamo internazionale come Mc Coy Tyner, Jack McLean, Bobby Hutcherson, Johnny Griffin, Phil Woods, Enrico Rava e altri.

Negli intenti non si trattava solo di celebrare il jazz tra vecchi compagni di sogni musicali, ma di inaugurare, come avvenne nel 1958, con lo storico primo festival, il “nuovo” festival di una città che ha sempre amato il jazz, e che, con gli oltre centomila studenti della sua università, rappresenta un’immensa platea di giovani potenzialmente pronti ad appassionarsi a una delle espressioni musicali più originali del XX° secolo.

Ma gli intenti rimasero tali, ed il new festival targato “Umbria Jazz” si fermò alla prima edizione nonostante il successo della rassegna. Ricordiamo che Umbria Jazz fu creata su proposta del Jazz Club Perugia (inizialmente Hot Club Perugia fondato nel 1954 da Adriano Mazzoletti, che viveva a Perugia, insieme a Carlo Pagnotta ed altri amici. La famiglia di Mazzoletti si trasferì a Roma nel 1957).

Tale proposta fu inviata alla Regione Umbria nel 1972 e firmata da Pagnotta in qualità di presidente del Jazz Club Perugia.

La proposta per un festival itinerante gratuito fu accettata e allora Pagnotta chiamò l'amico Alberto Alberti, conosciuto a Bologna ai tempi dell'Università, a collaborare alla programmazione artistica. La prima edizione di Umbria Jazz si svolse nell'Agosto 1973. La collaborazione di Alberto Alberti alla manifestazione, rinata nel 1982 dopo tre anni di sospensione, è cessata nel 1989.

 

Bologna Jazz Festival (2006-2010)

Le informazioni riguardanti le recenti edizioni di Bologna Jazz Festival si trovano alla sezione Archvio.

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